Nel pomeriggio, quando il sole inizia a scendere verso l’Adriatico e la luce si fa più dorata, il mercato del pesce di Ortona prende vita. Il mercato si anima di un’energia concreta, fatta di sguardi attenti e parole rapide. I pescatori espongono il frutto della giornata: triglie, alici, seppie, merluzzi, scampi ancora guizzanti. Ogni specie è disposta con cura, quasi in una composizione istintiva, dove il colore e la freschezza parlano da soli. Intorno ai banchi, si raccolgono grossisti, ristoratori e abitanti del posto. Si contratta, si sceglie, si pesa. Le voci si sovrappongono in un brusio continuo, l’odore del mare è pungente, vivo, mescolato a quello del ghiaccio e delle reti ancora umide. È un momento quotidiano ma denso di autenticità, dove la cultura del mare si manifesta con naturalezza, tra gesti antichi e rapporti consolidati. La vendita non è solo scambio, ma rito condiviso che scandisce la vita della comunità portuale ortonese, al confine tra lavoro e tradizione.