Ci sono verità che non arrivano attraverso le parole.
Restano nei corpi, nei silenzi, nelle mani che esitano, negli sguardi che hanno attraversato qualcosa e ne portano ancora il segno.
Restano nei corpi, nei silenzi, nelle mani che esitano, negli sguardi che hanno attraversato qualcosa e ne portano ancora il segno.
ALETHEIA nasce da qui.
Da incontri lenti.
Da racconti affidati sottovoce.
Dalla necessità di guardare oltre la malattia, oltre il linguaggio medico, oltre quell’abitudine collettiva che spesso riduce una donna alla sua ferita.
Da racconti affidati sottovoce.
Dalla necessità di guardare oltre la malattia, oltre il linguaggio medico, oltre quell’abitudine collettiva che spesso riduce una donna alla sua ferita.
Il titolo richiama il termine greco Aletheia, il “disvelamento”, ciò che emerge dall’ombra e torna visibile: non una verità assoluta, ma una presenza che si lascia finalmente vedere.
Ogni fotografia nasce da un processo condiviso fatto di ascolto e fiducia reciproca.
Le protagoniste non sono soltanto soggetti ritratti, ma parte attiva nella costruzione dell’immagine e del significato che porta con sé.
Gli elementi scenici vengono ridotti al minimo per lasciare spazio ai corpi, ai gesti, agli sguardi.
A ciò che resta anche dopo.
ALETHEIA non cerca di spiegare il dolore, né di renderlo eroico.
Lo attraversa con rispetto, lasciando spazio a ciò che esiste tra fragilità e resistenza, tra perdita e riscoperta, tra ciò che è stato e ciò che continua a vivere.
Un ringraziamento speciale va ad Antonietta, Claudia, Clelia, Elisa, Elisa, Fabiola, Fortuna, Liuba, Lorena, Moira, Nicoletta, Sara, Valentina e a tutte le donne dell'Associazione "Fior Di Loto".
Un ringraziamento anche ai partner e gli sponsor del progetto fotografico:
Se vuoi avere maggiori informazioni o vuoi partecipare al progetto, contattami in privato.